Valeria CONTADINO

CLITENNESTRA, IL PROCESSO

scritto da Alma Daddario

regia Sebastiano Tringali

costumi Marina Sciarelli Genovese

direzione Aurelio Gatti

con Carlotta Bruni, Matteo Gentiluomo, Rosa Merlino,

Luca Piomponi, Paola Sayeste Aygul Saribas

Nella riscrittura di Alma Daddario la vicenda viene tradotta in una polifonia di condanna : tutte le voci del mito, Cassandra, Agamennone, Oreste ed Elettra intervengono – ora carnefici, ora vittime-per confermare una sentenza/giudizio già scritta. Il senso comune, l’opinione diffusa si fanno coro – strumento e amplificazione – di un verdetto esemplare che contrappone le azioni maschili da quelle femminili, riconoscendo legittimità alle prime e condanna alle seconde.

Nella messainscena, in forma di teatro e danza e musica, Clitennestra non cerca assoluzioni, non si giustifica per le azioni compiute, ma ripercorre ogni istante dello sgomento per la violenza subita, provata, vissuta …. prima come giovane sposa e madre, poi come madre e regina, infine come regina e donna. Sgomento infine per una esistenza/resistenza fatta di isolamento e di incomprensione.
Il destino di Clitemnestra, figlia di Leda e Tindareo, era segnato fin dalla nascita da una maledizione di Afrodite che l’aveva condannata, assieme alla sorella Elena, ad essere adultera. La giovane Clitemnestra fu data in sposa al re di Pisa, città del Peloponneso, Tantalo, e da lui ebbe anche un
bambino.