Produzione Must

Mimmo MIGNEMI

L’EREDITA’ DELLO ZIO CANONICO

di Antonio Russo Giusti

Regia Giuseppe Dipasquale

Tipica commedia degli equivoci che in alcuni momenti assume toni quasi farseschi, con una vena grottesca insolita per l’epoca, appartiene – come quasi tutti i lavori di Russo Giusti – al cosiddetto “naturalismo comico”.

Le vicende, tratte dalla vita quotidiana dei ceti popolari, vengono ingigantite negli aspetti più grotteschi e paradossali, mentre i personaggi spesso evidenziano i lati “negativi” dell’animo umano, avarizia, avidità, servilismo. Come in questo plot, in cui due rami di una famiglia sono in conflitto per l’eredità di uno zio prete, ma il legittimo erede scopre che i beni hanno tutta una serie di vincoli e teme di essere stato gabbato. Oltretutto la banca dove era custodito il capitale fallisce e solo un provvidenziale colpo di scena rimette in sesto la situazione. Inossidabile la fortuna di una pièce destinata a trionfare anche sul grande schermo. Ad acquisirne i diritti d’autore sarà infine Angelo Musco, nel 1934 protagonista della versione cinematografica (che varia appena il titolo in L’eredità dello zio buonanima), così come nel 1937 girerà Gatta ci cova, altro celebre intreccio firmato dal brillante conterraneo, capace di tratteggiare come pochi l’identità e la tradizione della propria terra.

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